Read Uit de tijd vallen by David Grossman Ruben Verhasselt Online

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Uit de tijd vallen verkent in precieze en tegelijkertijd poëtische taal de pijn en het verdriet van ouders die een kind verloren hebben. Vijf jaar na de dood van zijn in de oorlog gesneuvelde zoon Uri slaagt David Grossman op ongeëvenaarde wijze in deze bijna onmogelijke onderneming. Waar het nodig is zelfs met vertwijfelde humor....

Title : Uit de tijd vallen
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ISBN : 9789059363632
Format Type : Hardcover
Number of Pages : 143 Pages
Status : Available For Download
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Uit de tijd vallen Reviews

  • Luana
    2018-11-30 10:41

    E’ solo che il cuoremi si spezza,tesoro mio,al pensieroche io…che abbia potuto…trovare per tutto questo parole.Ricordo ancora il giorno dell’anno scorso in cui lessi l’articolo che annunciava il ritorno di David Grossman alla scrittura. Ho sentito penetrare a fondo, nella sfera del mio ego, la capacità di essere commossa da un evento a me così estraneo riguardante una persona che non ho mai conosciuto e che credo non conoscerò mai, il cui unico lato a me intelligibile sono le parole che scrive nero su bianco. Le bellissime parole che scrive nero su bianco incantando lettori e lettrici, commuovendo fino all’inverosimile, carpendo alla vita i suoi più profondi misteri. Ebbene, Grossman, dopo essersi promesso di non scrivere più in seguito agli eventi di luglio 2006, in cui suo figlio Uri perse la vita durante il secondo conflitto israelo-libanese, era tornato a scrivere. Il quotidiano mi informava che lo stesso autore che mi aveva strappato via anima e sensi con Vedi alla voce: amore, era finalmente disposto a spezzare le catene del suo mutismo letterario e a condividere col mondo i suoi segreti, come se finalmente l’orrore e il dolore fossero straripati dagli argini della sua moderazione e l’avessero costretto a parlare. Dopo cinque anni di silenzio, torna sulle scene un autore che si è perfezionato, che si è costruito un’impalcatura sulla quale arrampicarsi di giorno in giorno per sfuggire al proprio incubo. Quest’impalcatura è Caduto fuori dal tempo, un libro che è un manifesto, un libro che vuole comunicare due cose fondamentali, una è che David Grossman ha deciso di parlare della morte del proprio figlio, di inseguirla, di cercarla, l’altra è che ha deciso di accettarla. Non un’accettazione semplice, ma una sorta di accettazione con beneficio d’inventario, ossia ha separato gli orrori della guerra che ha deciso di lasciare indietro a chi non ne capisce l’ingiustizia, e di prendersi quella parte di ricordi di un bambino spensierato, di un giovane ancora troppo inesperto di vita, di prendere con sé la decisione finale e dolorosa di andare avanti.Il romanzo è un unicum nella sua produzione, per il suo ritorno sulla scena Grossman non si è affidato al romanzo, ma ha avocato a sé la grandezza dei classici latini e greci, la tragicità di un mondo classico che si rivela attraverso una forma in versi intervallata da cori e da indicazioni di singoli personaggi che ci aiutano a orientarci in questo marasma di dolore. Più che personaggi, si tratta di figure, c’è l’Uomo che cammina, ossia l’uomo che decide di mettersi in viaggio verso laggiù, ci sono il Ciabattino, il Centauro, lo Scriba delle cronache cittadine.. Sono figure accomunate dal lutto filiale, sono le ombre di se stessi, di persone che continuano a vivere per inerzia, nutrendosi del proprio stesso dolore e della propria mancanza, e che si incamminano, tutte insieme, tutte incredule per la crudeltà della vita che viene a mancare, per andare a ricercarli, a ricercare i figli dall’esistenza interrotta, convinti dell’assioma secondo cui i padri non dovrebbero sopravvivere ai propri figli, dovrebbe essere il contrario.Non è difficile ritrovare in tutti i personaggi un po’ di Grossman e della moglie che piangono Uri, sopratutto nella parte in cui cercano di ricordare cosa è avvenuto quel giorno, come è avvenuto, come si è giunti a decidere di tacere. E sapendo tutte queste cose della vita dell’autore, avendolo sentito parlare, vedendo quanto incredibilmente si batta per la pace, non è facile trascinarsi in questo libro di gemiti senza uscirne un po’ feriti, un po’ morti, un po’ sperduti. Passano attraverso la televisione e il web degli occhi così innocenti, così attaccati alla vita e così chiari che si vorrebbe non vederlo o sentire mai soffrire, ma attraverso questo libro passa tutt’altra immagine, tutti i momenti di sconforto, tutte quelle sensazioni terribili legate al sentirsi caduti fuori dal tempo, rimandati indietro da un tempo che si è bloccato nell’annunciare ad un padre di essere rimasto orfano di un figlio.Passa anche la fortissima richiesta che si fa alle parole: in tutte le 173 pagine sembra infatti che Grossman chieda alle parole ammaestrate e incatenate così a lungo di salvarlo, di restituirlo ad un tempo che gli appartenga, che non lo flagelli più, che lo lasci libero di non far morire la morte, e allo stesso tempo di saperla però superare, senza dimenticarla, ma almeno relegandola da una parte che lasci più spazio alla vita.E’ solo che il cuore mi si spezza, scrittore preferito mio, al pensiero che io possa davvero trovare tutte le parole adatte a descrivere cosa mi hai dato con questo libro; mi resta solo da creare per te una catena di lettura che parli di Uri, che parli di tutti voi che combattete tutti i giorni con un laccio stretto intorno al collo che porta a soffocare e a pensare solo che mio figlio non è più, mio figlio non c’è più. Ma tu David ci sei ancora, e devi esserci per noi che nelle tue parole troviamo conforto. Sapere che scrivi mi ricorda che l’arte è catartica, che l’arte è grandiosa. Se scrivere ti aiuta a stare meglio, tu scrivi, scrivi e scrivi, io sarò sempre qui a raccogliere le tue parole e ad aspettare un lampo di salvezza in quegli occhi dolci e addolorati fin da troppo tempo.

  • Rebecca
    2018-11-24 08:36

    L'indagine di un dolore - individuale e universale - che strazia, lacera, annienta. E la forza, incredibile e coraggiosa, di rinascere dalle proprie ceneri con la consapevolezza che 'questo / è essere /uomo".

  • Rebecca Foster
    2018-12-05 11:26

    Like the two central characters here, Israeli author David Grossman lost his son, a soldier named Uri, during the Middle East conflict. In this multifaceted examination of bereavement, it seems that everyone has lost a child. The genre-bending mixture of poetry, absurdist dialogue, and an inverted fairy tale reflects the difficulty of ever capturing grief in language. Each story and each strategy is like a new way of approaching the unspeakable.Though it can be read in one sitting, this is a novel that continues affecting you long after you put it down. It is no easy read emotionally, but you cannot help but admire Grossman for giving a voice to his loss.See my full review at The Bookbag.

  • Diane S ☔
    2018-12-12 12:34

    A very differently structured book, this is the authors attempt to give voice to his grief, and to all parents whom have lost a child. An attempt to separate grief from memories, in some parents a way to forgive themselves and a wonderful ode to love and regret.One can read the synopsis of the book, but that can not relate how powerful I found this little book. The words, the poetry, the commentary, so poignant, so raw. The outpouring of grief from all involved but also the hope that they can find a way to move forward, to live with their memories, to never forget. I read quite a few of these passages out loud, read many more than once but even with that I did not get the full effect of his words. That did not come until I had finished and realized I kept dwelling on the words, the images of all these grieving parents walking in ever widening circles looking for the way to once again go straight. Grossman is, without doubt a brilliant writer, regardless of the structure he uses to convey what he needs to say.

  • Romina
    2018-11-27 08:44

    CADUTO FUORI DAL TEMPODavid GrossmanLa bellezza straordinaria di quest’opera non è certo quella di un semplice romanzo. La parola che troviamo tra le pagine di questo capolavoro è quella della poesia. Ci troviamo di fronte a personaggi diversi, ma con purtroppo qualcosa di comune: la perdita di un figlio, cosa più tragica che un genitore possa affrontare.Questo capolavoro, è straordinario, un libro forte nella sua tragicità, ma che entra dentro al cuore in una maniera indelebile, e chi l’ha letto difficilmente se lo può dimenticare.Ognuno di questi personaggi va incontro al figlio “caduto fuori dal tempo”, perché la crudeltà più grande per il genitore privato del figlio è pensare: “come posso passare a settembre, mentre lui rimane ad agosto?” Un’opera, questa, in cui c’è la costante contrapposizione tra movimento e staticità, vita e morte e dove il dolore si chiude in se stesso, in una sofferenza personale e egoistica. Ed è proprio il dolore che unisce il lettore all’artista e ai suoi personaggi. Li lega in maniera indissolubile, tanto da immedesimarsi in un di loro e percepire e toccare il loro dolore. La conclusione raggiunge l’apice della poesia con il grido espresso dal Centauro, che unisce il dolore a un profondo senso di colpa.“ E’ solo che il cuoremi si spezza,tesoro mio,al pensieroche io….che abbia potuto…trovareper tutto questoparole.”Ho voluto rileggere questo libro appena finito, per non dimenticare nulla, racchiudere dentro di me tutte le emozioni che mi ha lasciato, e sono tantissime. Mi ha spezzato il cuore. Insieme a Stoner resterà per sempre sopra al mio comodino. Veramente toccanti ho trovato le pagine in cui parla e riflette sulla nostalgia del figlio. E’ un pugno allo stomaco:Io continuo, custodisco,faccio tesoro e faccio rivivere il bambinoche eri, l’uomo che non sarai Struggente ma immensamente poetico.Grossman ti fa partecipare il suo dolore immenso, siamo testimoni del suo dolore, avendolo vissuto lui in prima persona. Esternare il suo dolore, cercava, probabilmente, di provare meno dolore, cosa impossibile.In quanto è impossibile accettare l’assenza di chi non c’è più, di come la morte non riesca a morire, soprattutto se si tratta di un figlio.Ti fa partecipe dei silenzi, della rabbia, delle nostalgie, dei rimpianti e dell’incredulità della tragedia della perdita del figlio.“A tre anni e mezzo di distanza dalla perdita di Uri” Grossman spiega:“sentivo l’insopprimibile esigenza di trovare le parole per esprimere il mio stato d’animo, ma non ci riuscivo”. La reazione all’immobilità della morte, al silenzio è avvenuta attraverso la scrittura: “… la scrittura mi dà l’impulso per ritornare a vivere questa vita; vita che, in un certo senso, mi è stata portata via”. "I PIEDISI STACCANO LENTAMENTEDAL SUOLO, LIEVI,LIEVI, SOSPESI SSIAMO TRA QUA E LA'. TRA LA VEGLIA E IL SONNO. FRA UN BREVE ISTANTE IL FILO SI SCIOGLIERA' E ALLORA POTREMO SPIEGARE LE ALIE GUARDARE .TUTTO CIO' CHE SI PUO' VEDERE,CHE E' PERMESSOVEDEREQUANDO SI CAMMINAINUN SOGNO."Tutto in questo libro è poetico, anche le parti più dure!Durante la lettura del libro “Caduto fuori dal tempo” si nota l’evolversi interiore di ogni personaggio, che inizia a porsi domande, si allontana dalla rabbia per trovarsi di fronte a un dolore puro, assoluto e ineguagliabile che disintegra l’anima. Infine sembra esserci la resa, quando, dopo un incontro immaginario o realmente accaduto dentro ognuno di loro, i genitori comprendono che quel che resta è l’amore e la necessità di far sopravvivere il ricordo dei loro cari."...come la vita e la mortel'una di fronte all'altra tubanol'una con l'altra,si toccanoe si intreccianol'una con l'altra fino alla radice della loro nudità,rimescolano e riversanosenza sosta,dall'una all'altra, dall'altra all'una, come una coppia di amanti, la linfadel loro essere."E di queste parti di poesia il libro ne è ricco. Sarà perché in questo periodo sono emotivamente facile alla lacrima e quindi spesso ho avuto il nodo alla gola e il magone, mi ha fatto emozionare e credo che ne valga la pena di leggerlo.

  • T4ncr3d1
    2018-12-14 08:16

    "E' morto in agosto, e quando quel mese finisce io immancabilmente penso: come posso passare a settembre mentre lui rimane in agosto?"Caduto fuori dal tempo è un romanzo in versi, o, per dirla con le parole del suo autore, una storia a più voci. Di certo sfida qualunque definizione e convenzione, travolgendo il lettore con una storia che non è una storia, perché non è un libro sul dolore - la perdita di un figlio - ma un dolore che si è fatto libro. E come nel dolore il tempo e lo spazio cessano, non hanno più senso, così accade in questo libro. Grossman lo dice apertamente: la poesia è la lingua del mio dolore. Qual è la storia, ammessa che ce ne sia una? Un uomo si alza, esce di casa e va laggiù: nel suo viaggio si uniscono a lui, come in una processione, altri personaggi, altre voci, altri uomini e donne che non sanno come smaltire il dolore della perdita di un figlio. Grossman è lì, tra quelle voci che si alternano nel loro pianto, e che talvolta si uniscono in un'unica voce, un unico corpo che marcia verso quel luogo, in cui morte e vita si intrecciano indissolubili; è lì, in mezzo all'Uomo che cammina, il primo a mettersi in viaggio, e il Centauro, metà uomo e metà scrivania, che ancora cerca le parole per esprimere l'inesprimibile.Ciò che Grossman compie è un percorso metafisico di morte e rinascita. La morte è l'opposto della nascita, non della vita; Grossman lo sa - la sua morte mi ha reso capace di concepirlo, scrive, ed è proprio quello che fa, perché, citando ancora, chi perde un figlio è immancabilmente donna. Per Grossman la paternità è sempre stata femminile, lo si è visto in A un cerbiatto somiglia il mio amore, in cui ha affidato a una voce femminile il compito di proteggere il figlio. E ora questa femminilità si impone, gli si concede, permettendogli di ri-concepire l'amato figlio. Tante sono le metafore che usa, tutte rimandano all'atto magico del dare la vita: ora è un padre che lo concepisce, ora è uno scultore che lo scolpisce di nuovo, per liberarlo dal suo involucro di morta pietra, per crearne un unico ma vitale fremito.Nell'elaborazione del lutto, il suo viaggio si rivela un'anabasi: il percorso di ricreazione della vita si conclude con un ritorno al punto di inizio, con la riaffermazione della morte. Alla fine verrà la consapevolezza, e con essa il ritorno alla vita: quando, proprio alla fine, riuscirà ad ammetterlo: suo figlio è morto, ma la sua morte non è morta.Come si fa a dare un giudizio a un libro simile? Si rimane storditi. Eppure lo si sente, dentro, che questo è un libro completamente diverso dall'opera di Grossman. Il suo dolore si avverte anche in questo, nella perdita di parole. Grossman, che è solito congestionare la pagina, in un'irruenza verbale che sfiora ripetutamente il flusso di coscienza, in queste pagine si ritira, centellina le parole, frammenta la narrazione in versi spezzati, mozzi, dapprima lunghi, poi sempre più accorciati, fino a lasciare pochi monosillabi a scalfire una pagina altrimenti bianca. Lontanissimo dalla scrittura del suo Cerbiatto, Grossman si accanisce su se stesso, dando luogo a una narrazione ridondante, che gira intorno alla questione, come a voler prolungare il più possibile il momento, come a voler posticipare la resa dei conti. Ma come si può fargliene una colpa?

  • Billy O'Callaghan
    2018-12-13 12:17

    In an unnamed place and unspecified time, a man and his wife exist in pieces following the death of their son. Uncertain where to turn, or how to move on from here, the man announces his intentions to walk, to go to the place where his son might be. So he sets out, moving in circles around his house and around the town and, for the purposes of this book soon earns the identifying moniker, 'The Walking Man'. It seems like a futile escapade, but he quickly draws others who can identify with his suffering, having all lost children of their own. All are distinguished by their ability to survive, if not quite to cope, even if it is just to exist in a kind of living hell state. There's a midwife, shocked into stammering by her own grief; and a broken-hearted cobbler. There's an old maths teacher, who by night chalks simple equations on the sides of houses, shattered nearly to madness by his own loss, and by the shame of having adhered to the old “spare the rod, spoil the child” adage. And there is a renowned writer, the Centaur, a man fused to his desk and surrounded by his dead son's belongings, tormented by memories but blocked now and unable to work. And charting all local behaviour and monologues, for posterity and apparently on the orders of a benevolent Duke, is the Town Chronicler. He moves like a spy among the people, noting everything. And yet all of this is a mask for his own torment, one that he has repressed to the point of such denial that he can only face it as something that didn't and couldn't possibly have happened. Death, and its associated grief, proves a great leveller, spanning all classes. Indeed, even the Duke has known such anguish: “In August he died, and / when that month was over, I wondered: / How can I move / to September / while he remains / in August?” 'Falling Out of Time' is a book that defies easy categorisation. With tinges of Beckett, and a folkish surreality that evokes 'Under Milk Wood' or some of the darkly Yiddish fairy-tales, it might be a novel, a play for voices or an extended piece of prose poetry, it might be some combination of the three, or it might very well stand as something else entirely. Undeniably, though, it's a lament so clotted with rage and desperation that it swings between choked impotence and rabid screams. And therein lies its power. Inspired and haunted by the death of his own 20 year-old son, Uri, a soldier killed in action during the 2006 Israel-Lebanon War, this is the author's courageous attempt at letting art make sense of death as both a notion and a reality, and to contemplate the damage wrought on those left behind. The result is a strange, harrowing, deeply soulful and, in moments, quite unexpectedly beautiful book. It is a purging, too, and because of this stands as a difficult read, one that can be absorbed quickly but which properly requires patience, perseverance and a considerable degree of reflection. Those who can fully commit will surely find their effort more than worth the while.

  • Simona
    2018-12-04 11:24

    “Caduto fuori dal tempo” è difficile, straziante, struggente, ma ha una poesia e una delicatezza rara da trovare.E’ il percorso, il cammino di un genitore che deve affrontare lo strappo più lacerante e più terribile: la perdita di un figlio.Attraverso le voci, le esperienze dello scriba, del Duca, della lavandaia e di molti altri, Grossman ci fa entrare a piccoli passi nel dolore che annienta, paralizza, lascia sconquassati:“Come posso passare a settembre mentre lui rimane in agosto?”Grazie alla scrittura, Grossman si ritrova, riesce a sopportare questo dolore, ad accettarlo, a convivere con esso:“E’ solo che il cuore mi si spezza, tesoro mio, al pensiero che io, che abbia potuto… trovare per tutto questo parole".

  • Frabe
    2018-12-13 10:16

    Grossman ha perso il figlio Uri, nel 2006, "caduto" in guerra.Tre passi esplicativi, innanzitutto.Sul titolo:Non ci sei più…non ci seipiù. Sei fuori dal tempo.Come spiegarti? Dopo tutto anche una spiegazioneè compressa nel tempo. Una voltaun uomo di un paeselontano mi ha detto che nella sua linguachi muorein guerra è chiamato “caduto”.E tu sei così: sei cadutofuori dal tempo…Sulla forma:La poesiaè la linguadel mio dolore.Sullo scopo:Non è mio figlioche voglio rianimare,far fremere. È su me stessoche devo far forzacon parole, visioni,spauracchidi personaggitenuti insieme con pagliae argilla, e con il senno dello stolto…per non cessare di esistere e pietrificarmi.E poi qualche faticosa considerazione personale.Lettura intensa, a tratti convinta, talora perplessa, specie quando Grossman, che vorrebbe dire tutto, anche l’indicibile, si spinge in elucubrazioni metafisiche ardite e non appena si manifesta la sensazione che il suo forte coinvolgimento emotivo, ben comprensibile, sia eccessivo, a momenti, e obnubilante…(Non mi riesce di assegnare stellette, questa volta.)

  • Judy
    2018-11-19 04:27

    Death is always a part of life no matter one's age, but at my age one begins to lose more and more people to death. I lost my dad ten years ago this month and my mom five years ago in April. Just two days after I fell ill in May, my favorite uncle passed away at 93 years of age. Simultaneously my favorite aunt fell and broke her shoulder. She had just turned 96 and was deemed too elderly to withstand an operation. She died in hospice care a week later.I am not writing of all this death as a plea for pity or condolences. I had read Falling Out of Time two weeks before and felt my own grief about my parents understood by someone more fully than before, because this book is a work of mourning and an examination of the mourning process more precise, more reverberating, and yet more gentle than anything I have read or heard.However, I do not recommend it lightly. David Grossman and his wife Michal, live outside Jerusalem where they have raised three children. Their youngest, Uri, a tank commander, was killed in 2006 in Lebanon. After writing To The End of the Land, a novel loosely based on the experience, he had more to say.Most reviewers and even the publisher have scrambled to describe Falling Out of Time, calling it part play, part prose, part poetry. For us Americans, it rather defies labeling. The work is a hybrid and involves the reader best who takes her time and just lets the words and images sink in.By involving several characters who are mourning those they have lost, Grossman hits on the truth that each person has his or her own unique reaction to death. No one ritual or series of steps is right for every person.An even deeper concept is, whether you have a religious belief about where the dead go or if you believe that death is the end of a person, the saddest most unacceptable part is the annihilation of one's connection with the dead one in real time, because he or she has fallen out of time.Then comes a final conclusion. It may not work for everyone but it clearly worked for the author. Because of that, I was left feeling unburdened of my own past and future losses somewhat. But reading David Grossman's deeply personal meditation on his loss also left me stirred up, my thoughts in a whirl, my heart aching.The next to the last sentences: "He is dead, he is dead. But his death, his death is not dead."Read at your own risk.

  • Elyse
    2018-12-10 10:44

    As some people know: David Grossman lost his son (during the War in Israel) --5 years ago.His book "To The End of The Land" (an AMAZING BOOK --one of my all time favorites) -- was his last novel. --This new release book "Falling Out of Time" is a small little book written for bereaved parents --offering comfort through poetry- and play. I bought this book (along with "Beyond Tears" --living after losing a child) --to give to my close friend. Her son had been fighting Cancer for the past 10 months. He was 32 years old.He died last night. (I read this book last night). I'm not sure this book gave 'me' fully the comfort I needed for the sadness I feel -- (but it was a tender-eloquent-unique style of writing about the loss of a child). Some of the pages I felt deeper than others --On the last page was my favorite writing -- (I felt the most powerful to me):And he is deadI understand, almost,the meaning ofthe sounds: the boyis dead. I recognizethese wordsas holding truth.He is dead,he isdead. Buthis death, his deathis notdead

  • Guenda Ferri
    2018-11-16 08:20

    Questo è uno di quei libri che graffia. Soprattutto se pensiamo alla storia di Grossman, che ha perso un figlio qualche anno fa. In 'Caduto fuori dal tempo' lo scrittore intreccia, tramite l'uso della poesia, vite e storie che sono legate proprio dalla perdita di una figlia o di un figlio. Il fatto che sia scritto per la maggior parte in poesia lo rende ancor più toccante, ancor più profondo. Probabilmente dovrò rileggerlo ancora molte volte per capirlo fino in fondo.

  • Claudia Gualina
    2018-11-21 05:20

    CADUTO FUORI DAL TEMPO – David Grossman“Una volta un uomo di un paese lontano mi ha detto che nella sua lingua chi muore in guerra è chiamato “caduto”. E tu sei così: sei caduto fuori dal tempo, il tempo in cui mi trovo io ti scorre davanti.”Grossman interrompe anni di silenzio, dopo la morte del figlio Uri, per parlare del suo dolore e cercare di esorcizzarlo. Un padre che deve seppellire un figlio è qualcosa che va contro natura, una sofferenza atroce, che ti investe di mille interrogativi a cui lo scrittore tenta di dare una risposta. Lo fa con questa storia. L’Uomo vuole andare laggiù, non sa dove sia questo laggiù e cosa possa trovare, ma sente il bisogno di andare. Lo seguono molti personaggi senza nome, tutti accomunati dalla perdita di un figlio. Vagano per giorni, finchè un muro sembra separare il mondo dei vivi da laggiù, sopra questo muro, ognuno vede il viso del proprio caro, ma è solo un illusione data dalla nostalgia. Questo viaggio senza meta si rivela, però, efficace. “E devo accomiatarmi da te […] allontanarmi solo quel tanto necessario perché il petto possa allargarsi in un respiro completo.” I protagonisti realizzano la morte dei loro figli e capiscono che devono andare avanti con la loro vita, anche se i loro bambini non ci sono più. È un libro bellissimo, ma molto sofferto, il dolore pervade ogni pagina. Ogni parola, prima di essere scritta, è stata pensata, capita ed assimilata dallo stesso Grossman. È il percorso faticoso e travagliato che lo scrittore ha vissuto in questi anni e che lo ha portato all’ “accettazione” a malincuore della perdita del suo adorato Uri.“è solo che il cuoremi si spezza,tesoro mio,al pensiero che io…che abbia potuto…trovare per tutto questoparole.”

  • Alice Meloy
    2018-11-15 04:21

    I'm not sure how many people will be attracted by this small book that deals with the somber subject of parents grieving for dead children. But the phrase "achingly beautiful" was never more apt than here. Originally written as a performance piece, the structure of the book is like an ancient Greek tragedy, the Town Chronicler acting as the Chorus, and individual characters speaking in short, truncated phrases that make the reader pause at the end of each line to digest what is being said/implied. A man suddenly rises from the dinner table and says to his wife, " I must go There." "But there is no There there," she says. He leaves anyway, and starts walking in ever-larger circles around the town, joined one-by-one by other parents (the Net-Mender, the Midwife, the Elderly Math Teacher, the Duke) who are struggling to deal with the loss of their children. As they walk, they talk about their children, what death is, and their hope for comfort of some kind.I read this story just after finishing Paul Yoon's The Snow Hunters, which was a story with almost no dialogue, but which was able to evoke some of the same thoughts and feelings as Grossman's book. Both are beautiful examples of how people deal with the human condition. Both are short, and would be well-paired for a book club discussion.Grossman is probably Israel's most eminent novelist. His To The End of The Land, which came out a couple years ago, also involved people walking in search of something. It was while he was writing TTEOTL that his son, an Israeli soldier, was killed. His writing is amazing.Recommended, but, obviously, not for everyone.

  • Mike Keirsbilck
    2018-11-28 11:25

    This has been a surprising, but wonderful read. Grossman wrote this book in order to come to terms with his son's death. Now, how do you do this without losing yourself in pathos and drama? I was very sceptical about it prior to reading this book. Yet, the author delivers gracefully. In stead of telling the story of the author, Grossman's voice falls apart in many characters and voices. The reader gets a multi-faceted tale of loss, mourning, grief and - because It's the only thing that keeps you sane - humor. The narrative is sparse, yet very dense and theatrical. It offers very delicate and highly poetic thoughts on time, loss, the feeling of inadiquacy and guilt. It's truly a remarkable en surprising read. Heartbreaking. Extremely heartbreaking. But at the same time you can feel the catharsis, and the hope for a future. Although the novel counts merely 150 pages, this is a huge work. You cannot but be affected by it. A brilliantly shattering read.

  • Will
    2018-11-20 04:14

    I can't imagine what losing a child feels like. David Grossman knows, and his knowledge ripped me apart as I bent over the table reading line after line of his shattering prose poem.A father who speaks to his wife candidly for the first time since their life ended, seeking answers mouth agape. He begins to circle around the town in imitation of the circle of life that his innocent child's unnatural death has broken forever. He tries to reconnect with life by recreating it the way it should be: birth, parenthood, death. But his dead child's circle was left one third finished, and he tries to finish it. A squire, who himself is lost forever, made to record the sufferings of devastated parents, and a suffering duke who spitefully ordered him because of his own unrelenting pain. A hunched writer who can no longer write, or even stand, for the pain from his child's death. He and his desk are one, as his child's room collects layers of shifting dust, teddy bears with sad eyes and tiny bicycles rusting away. A monolithic wall separating the past/future of their children from the parents of the present who should have never suffered so. Digging into the ground and lying in their holes in a doomed effort to become part of the soil like their children, breathing in the damp soil, wishing death and reunion. A happy past forever silenced by an impossible future. How to go on living when the world has ended? They scream "Adam! Lili, my love! Come back!" They rip their hair out, scream, sob, chant, and curse themselves and God, but they can't come back.A journey to understand the impossible to comprehend: that their children are dead, that they will always be dead. But they all must live on, live the lives their children never could. We expect the old to die, but never the young. A haunting, sober tale.

  • La Stamberga dei Lettori
    2018-12-09 10:25

    Il libro, non definibile come romanzo, è, come spiega il titolo, una “Storia a più voci”. Il genere espressivo è assimilabile ad una rappresentazione teatrale su un palcoscenico scarno, dove i protagonisti, le “voci” appunto, confessano la loro storia, alternando prosa e versi. L’A. rivela che il libro stesso ha costruito la propria forma: dato l’argomento non era possibile seguire le normali regole di scrittura. I versi, la poesia salgono direttamente dall’intimo di ciascuno di noi e sono in grado, più della prosa, di mettersi in sintonia col silenzio, quel silenzio che consegue immediato ad un immenso dolore. Nessuno dei personaggi porta un nome proprio, per sottolineare l’aspetto emblematico di quelle esperienze: in ciascuno di loro c’è una parte dello scrittore e di noi.Una sera, all’improvviso, un Uomo, che ha perduto suo figlio cinque anni prima, si alza da tavola e decide di mettersi in cammino per andare a trovarlo “laggiù”. Invano sua moglie, turbata, cerca di dissuaderlo. Che cos’è quel “laggiù” cui egli allude? Forse il luogo in cui… è successo? No. E dov’è? Nessuna risposta, accettabile per la comune logica. L’Uomo, l’Uomo-che-cammina, non sa che cosa troverà, lascia che siano le gambe e il cuore a guidarlo. Compie, per giorni e notti, attorno alla sua città (una città simbolica, anch’essa senza nome), giri via via più larghi. Egli non è solo: pian piano, come attratti da una calamita gli si fanno compagni di strada alcune persone, diverse per età ed esperienze, ma uniti a lui e tra loro da una comune tragedia: tutti hanno perduto figli o figlie, chi a seguito della guerra, chi a causa di un incidente o di una malattia. Continua suhttp://www.lastambergadeilettori.com/...

  • Dana
    2018-12-11 11:38

    Predivna knjiga neobične, hibridne forme - jezik je sasvim poetski, forma liči na dramsku, ali nije sasvim ni drama već više meditacija, esej; ponešto ima i od romana jer se prate isti likovi, mada kroz radnju u tradicionalnom smislu, niti su dijalozi zaista razgovori, a sve to ima svoje opravdanje u sadržaju. Nemam reči da objektivno prikažem ovu knjigu. Najviše zato što je reč o apsolutno najstrašnijoj stvari na svetu – bolu roditelja za mrtvim detetom. Tim pre, što se u startu zna da je Grosmanu poginuo sin u izraelsko-palestinskim sukobima. Imam osećaj da je ova knjiga otkinuta od njega. Tome u prilog govori i da je pisana oko dve godine a nevelika je obimom. I čita se tako, na sitne komadiće jer više od toga u jednom naletu ne može srce da izdrži. Ako čitalac nema dece, može jednostavno da uživa u njegovom predivnom izbrušenom virtuoznom jeziku. Ali isto tako, ako se ne unosi emotivno, možda nije dovoljno zanimljivo. Ne znam. S druge strane, ako ima dece, ne može da se ne unese emotivno (ja sam se branila koliko sam mogla, makar tim dugim pauzama između čitanja), i onda je sve vreme u stomaku uvezan čvor bola, straha, strepnje, saosećanja, neisplakanih suza. Nije to knjiga uz koju se plače jer je previše strašno i za suze. Nije nikakvo kukumavčenje ali se vidi da je svaka misao proživljena, i time se onaj čvor u stomaku prilikom čitanja još čvršće steže. Rado bih prepisala mnoštvo citata ali bojim se da bih završila prepisujući svaku rečenicu. Ne usuđujem se ni da je preporučim, jer je preveliki teret za dušu i osećanja, a ne mogu ni da je ne preporučim kad je jedna od najlepše napisanih, najstrašnijih, najupečatljivijih knjiga koje sam ikada pročitala.

  • Holly
    2018-12-13 07:32

    I tried to to read this today. Though it's not at all long the book's style proved difficult for me to comprehend/fully grasp, and my reading attempts couldn't evince the empathy and understanding the meditations required or deserved. My failing, this one. (Unreservedly recommend The Yellow Wind and The Book of Intimate Grammar; still intending to get to To the End of the Land.)

  • Sean Amore
    2018-11-25 04:31

    Fantastic book/poem. I can honestly say it helped me embrace the genre of poetry and I can see this story being a craft of love. I want to read all of Grossman's stuff now - this was a solid introduction.

  • Nyctea
    2018-11-16 04:28

    "Come nel momento in cui un neonato irrompe dall'utero e dal corpo della madre,la morte di mio figlio mi ha trasformato nel padreche non sonomai stato -mi ha trafittocon uno squarcio e una feritae un senso di vuoto, colmandomialtresì della sua presenzache da allora mi sommergecon un'intensitàmai vista -la sua mortemi ha resocapacedi concepirlo.La sua mortemi ha reso un gusciovuoto di padre e anchedi madre -la sua mortemi porta a scoprire un senoa chi non lo succhierà mai,e sulle pareti del mio utero,creatosi quel giorno,incidecon le unghiedi un prigioniero fuggitivola conta dei giornitrascorsi senza di lui.Così, con uno scalpello trasparente,la sua morteha scavato in me una consapevolezza:chi perde un figlioè immancabilmentedonna".

  • Alix
    2018-11-24 09:15

    This is a very strange book, something between a play and a novel and poetry,and every character in it has lost a child. I would definitely say don't read it if you have been in that unthinkable situation yourself. The author has put a lot of thought into the course of grief, and how to represent it in original ways, including a bunch of people walking interminably to try to somehow reach their lost children, and one man who has merged with his desk to become a centaur (maybe a stand-in for the author?).

  • Jackie
    2018-11-22 06:39

    A stunning, haunting portrayal of parental grief. There were certain lines that made me shut my eyes when I read them because they were so jarring and exquisite. Grossman's characters are united by their grief, yet he makes each of them distinct in the method and situation of their grieving, and in the empathy they command. This book is a true masterpiece, one that transcends genre lines to depict humanity at its rawest.

  • LitReactor
    2018-11-19 07:31

    The entire book is devoted to mourning lost children, so things get a bit deep and teary and oh god, can we maybe not talk about this anymore? I'm not a parent, but this book still hit me pretty hard at times; I honestly don't know how someone who has actually lost a child could get through this thing.That being said, it's one of the most beautiful works of art I've ever read. As I mentioned, it's kind of a play, and all of these different characters intermingle and exist solely through reference and dialogue. It's also very clearly meant to be poetry, though, with its line breaks and heightened language and allegorical/fable-like qualities. Still, I think it's technically a novel? But really it's one long drama poem thing. Whatever, it doesn't matter: the point is that it's dripping with metaphors and strange imagery and characters who react quite dramatically to the deaths of their children (understandably). At first it seems like only the WALKING MAN is struggling with this kind of grief, but soon he's joined by others, and together they seek to discover death through life and life through death. It's really difficult to describe because so much of the text is abstract or an analog for a depth of emotion that is incredibly hard to verbalize.Apparently David Grossman's own son died in 2006, and Falling Out of Time is this epic attempt to put into words the fact that he had no words for what he was feeling. There is a lot of growth and motion on this journey he takes through seemingly lifeless characters, but it's much more fluid than the traditional five stages of grief. I say "lifeless" because so may of the characters start out that way, at least partially down the road towards admitting that life holds no meaning for them anymore. What they had thought was their life has been taken away, and the only choice they have remaining is to walk into the unknown in an attempt to get that life back, not caring if they lose what little they have left.I'm discovering a lot of my thoughts and feelings about Falling Out of Time as I write this, but I think that's mostly because there isn't really one simple book-review-length concept or emotion that the reader is supposed to take away. It fosters a lot of introspection, which I find useful and important. I think the read could be incredibly helpful for anyone in mourning, especially parents who have suffered the loss of a child, but only if they're ready to confront the idea of moving on and leaving some of their grief behind. It's so easy to feel like you're dishonoring the dead if you forget them for even a second, but remembering can hurt so much. The characters in Falling Out of Time strive to find a middle ground, or as WALKING MAN puts it so eloquently as he nears the end of his journey:"You loved us, and were loved,and you knew that you were loved.I asked if I could make one more request.I'd like to learn to separatememory from the pain. Or at least in part,however much is possible, so that all the pastwill not be drenched with so much pain.You see, that way I can remember more of you:I will not fear the scalding of memory."This book hurt, but a good kind of hurt, a healing kind of hurt, a hurt that maybe now won't hurt so much.-- Review by Brian McGackinCheck out more from this review at LitReactor (http://litreactor.com/reviews/booksho...)!

  • Siv30
    2018-11-29 04:26

    באוגוסט 2006, נהרג אורי, בנו של הסופר דויד גרוסמן. זה קרה בימיה האחרונים של מלחמת לבנון השניה ומאז במשך 5 שנים, מנסה גרוסמן, להפוך את ה"לא" ל"כן", את ה"אין" ל"יש" ולצאת מהאפלה הסמיכה שהמוות הטיל על חיו.אין צער גדול יותר מצערו של הורה ששכל ילדו. קבורת ילד אינה כדרך העולם, היא מפרה את הסדר הטבעי של הדברים, פוגמת במרקם של היקום, החוקים שעל פיהם הוא מתנהל והורסת ללא אפשרות שיקום את האמונה.האמונה שמחר תזרח השמש.האמונה שיש סדר, כללים על פיהם העולם מתנהל.האמונה שאי פעם נצליח לחבר את השברים והפתיתים של החיים.ב- "נופל מחוץ לזמן" יוצא גרוסמן במסע הירואי וטרגי כאחד להשבת בנו מזרועותיו של האדס. הירואי בדון קישוטיות שיש בו, בניסיון להשיב את הסדר שהופר. סדר טבעי בעולם שממשיך לנהוג כמנהגו למרות הסטייה הנוראית שקרתה:"אצל בית נוטה ליפול, עומד המורה הקשיש. ראשו הכסוף נסמך לקיר הבית כאילו הוא לוחש לו סודות. בתנועת יד מצווה, כמו גם הפעם חיכה רק לי, הוא מזמין אותי לשבת על המדרכה לרגליו. שתים ועוד שתים זה אחרבע, אני ממלמל אחריו, ומיד חש הקלה. שלוש ועוד שלוש זה שש..."(85)טרגי בהיותו נדון מראש לכישלון ואכזבה. בניגוד לפרספונה, אורי לא חזר מהשאול, כנראה שהמוות הסופי והמוחלט משיג רק את בני האדם. הם לא חוזרים אף לא לרגע קט, כדי שדעתם של ההורים לא תיטרף באובדן, ביאוש מר מהאמת האחת הוודאית:המוות הוא סופי ומוחלט - "האיש ההולך:והוא - עצמוהוא מת,אני מבין, כמעט,את פירושם של הצלילים: הילדמת,אני מכיר בכךשבמיליםהאלה יש אמת. הוא מת,הואמת." (185 - 186)בפרקי שירה ופרוזה מרגשים עד דמעות, "נופל מחוץ לזמן", מתאר את הניסיון של גרוסמן לחרוג מהזמן והמרחב הידועים ולהשיג או להמשיג את בנו שאבד. הוא קורא לבנו, וקריאתו נשארת בגדר הד שאין לו מענה אמיתי. נשארו רק הצללים, הזיכרונות. אם מילים מייצרות מציאות, מצביעות על דברים בעולם, המילים של האב השכול מאבדות את הכוח המכונן שבהן -" איך קרה, ילדי,שמכל המיליםכולן,יש אחתאשר לעולם,לעולםכבר לא תיענה לי?" (95)"נופל מחוץ לזמן" הוא הצצה לעומקי המחשכים הנוראיים ביותר. הפחדים ההוריים. הוא קריאה צלולה וחדה בנפשו המיוסרת של גרוסמן. אין בה נחמה. אין בה קתרזיס. יש בה כאב עמוק מסתחרר שאין לו סוף.אחד הספרים היפים, החזקים והכואבים שקראתי. באומץ, בכנות, בצלילות ודיוק מוביל גרוסמן את הקורא לתוך סיחרור פנימי עמוק אל המקום שבו השחור מאכל. כשהקורא חוזר מהמעמקים, הוא כבר לא אותו קורא שהיה בתחילת הקריאה וברור שחלק קטן שלנו נשאר שם, היכן שדויד גרוסמן יבלה את יתרת חיו."נופל מחוץ לזמן", דויד גרוסמןהוצאת הספריה החדשה, 2011, 187 עמודים

  • Daniel Sevitt
    2018-12-07 06:16

    Poetry of grief. Grossman dives deep into the most unnatural grief of all - that of a parent for a child. Poetic, allegorical, troubled. This makes a sad companion piece to the Max Porter book I read recently, Grief is a Thing With Feathers.Not sure at this point if I'm choosing these books or if they're choosing me.

  • Virginia
    2018-11-30 05:27

    This is the weirdest book I have ever read outside of The Divine Comedy. The official synopsis says it all in terms of the story line. I had a love/hate relationship with the way the story is written. It's a short read: only an afternoon. it has thought provoking points of view.

  • Antonella
    2018-11-14 07:38

    Una poesia. Un viaggio che ognuno di noi dovrà un giorno affrontare, per un genitore, un fratello, un figlio o un amico. Il dolore è inevitabile.

  • Jeremy Jetzon
    2018-11-23 04:42

    Magnificent! A searing indictment of anything that is not a book titled "Falling out of Time!"

  • Cathrine
    2018-11-19 07:17

    Must reread instantly.Very beautiful.